C’era una volta

19 AGO 20
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C’era una volta un manager brillante che aveva realizzato le sue fortune basandosi su un grande dinamismo imprenditoriale e una singolare capacità di immaginare soluzioni innovative. Un giorno decise di mettere queste sue qualità al servizio del suo paese , sottovalutando, forse , la differenza tra il governo della cosa pubblica e la gestione di un’impresa. Comunque scese in campo e scompigliò la piazza ,liberò la politica dai vecchi cascami della Prima repubblica, si aggregò con un altro partito ,creando intorno a sé un consenso senza precedenti. Pur essendo spesso in ritardo con gli impegni e conducendo uno stile di vita tutt’altro che irreprensibile, le sue capacità di recupero e il suo ottimismo lo facevano apparire sempre vincente e i risultati elettorali gli davano ragione. Ma si arrivò ad un certo momento in cui i debiti morali e politici acquisiti nei riguardi dei suoi e del Paese superarono la sua capacità di poterli onorare al punto che neppure i suoi cortigiani riuscirono più a giustificarli. Il suo socio, per salvaguardare i suoi obiettivi personali, prese le distanza, fino a quando non si arrivò alla notte dei lunghi coltelli in cui si consumò definitivamente la fine del sodalizio.“Che fai, mi cacci?” disse il socio . E l’altro: “Che fai, mi sfiduci”. Sembrava l’ultimo atto di una lite tra amanti che non si amavano più o che non si erano mai amati. Invece era il litigio tra due politici cui la destra italiana aveva affidato il governo del paese.